Umbria Celtica
Umbria Celtica...
Dal dialetto umbro, simile al gaelico, fino ai vari menhir ed osservatori astronomici naturali che si trovano in tutta la regione. Vi sono diversi motivi per presumere che l'antico popolo nordico passo dall'Umbria e visse là, lasciando tracce del proprio passaggio e diversi riti che tutt'oggi vengono conservati, spesso assorbiti dalla liturgia e dalla religione.
Vi sono tracce di antichi popoli il cui passaggio si perde nella notte dei tempi. Forse anche perché, abituati come siamo a pensar di discendere da romani ed italici, neppure pensiamo che la penisola potrebbe esser stata abitata anche da popoli nordici, dalla storia e dai miti affascinanti e piuttosto lontani dal culto maschile degli antichi romani, come i Celti.
Il passaggio del popolo celtico in Umbria si ritrova principalmente nella lingua, o meglio nel dialetto, piuttosto simile all'odierno gaelico, di origine celtica. Determinate parole, soprattutto quelle riferite agli animali o comunque alla natura, rimangono pressoché invariate nelle due lingue. Un particolare non di poco conto, se si pensa che spesso i termini con i quali indicare una determinata cosa sono completamente differenti anche da paesi che distano solo alcuni chilometri.
Interessante è osservare le pietre a forma di menhir che si trovano a Torre Alta che altro non sarebbero che un antico osservatorio astronomico come il più famoso Stonehenge in Inghilterra. Solo questo sarebbe già una prova del fatto che l'antico popolo occupò l'Umbria (viaggiatori e guerrieri, i Celti si spinsero in svariate zone dell'Europa) ma a rafforzare l'ipotesi esiste anche un reperto archeologico la runa di Cesi, nella quale è riportata un iscrizione in alfabeto runico.
Sempre a Cesi, esiste una chiesa nella quale sono scolpite, fra i capitelli dell'edificio, delle asce di ispirazione celtica. Ma con il monoteismo e il cristianesimo tutti i culti politeisti vennero abbandonati, anzi sepolti e dimenticati, fino a quando l'archeologia non ha potuto riportarli alla luce.

